Added: Nov 19, 2008

From: ddcommunication

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ROMA - Giorgio Napolitano ha rotto il silenzio per dire che segue con "preoccupazione ogni erosione delle prerogative e degli equilibri costituzionali" e per difendere il ruolo del Parlamento. Lo ha scritto in una breve lettera al direttore de 'La Stampa' e, in serata, ne ha parlato al Quirinale per 40 minuti con Silvio Berlusconi, che ha chiarito di non aver mai inteso intaccare le prerogative del capo dello Stato, rivendicando la necessita' del governo di emanare piu' decreti legge e sollecitando la riforma dei regolamenti per far lavorare piu' speditamente le Camere. Si e' parlato anche della crisi finanziaria che investe i mercati. Il presidente del Consiglio ha riferito a Napolitano il quadro preoccupante che ha ricavato dai vertici di Parigi e Berlino e da contatti telefonici con il presidente americano George W. Bush. Ha inoltre esposto le misure che sono in discussione in sede europea per difendere il sistema economico e i risparmiatori. Si ha l'impressione, non confermata, che si sia accennato anche delle due questioni 'calde' della Rai e della Corte Costituzionale. Il presidente della Repubblica lo avrebbe fatto con una forte sottolineatura del ruolo del Parlamento e richiamando il dovere di tutti di consentire il funzionamento di delicati organi di garanzia.Nella lettera alla 'Stampa', pubblicata prima dell'incontro, per quanto riguarda i decreti il presidente della Repubblica ha assicurato che continuera' ad esercitare "con rigore e trasparenza" il potere che gli compete di autorizzarne la presentazione in Parlamento. Inoltre ha liquidato, definendola "semplicemente ingiuriosa", l'ipotesi secondo cui potrebbe piegarsi a una "contrattazione" politica sulla nomina dei giudici costituzionali di sua esclusiva competenza. Una precisazione risentita, quest'ultima, rispetto alla colorita ricostruzione del costituzionalista Michele Ainis che, sempre sulla 'Stampa', aveva liquidato la moral suasion come una prassi inutile: "Semplicemente non gli danno retta", aveva scritto. Inutile dire che Napolitano non la pensa così. Come ha avuto modo di spiegare in altre occasioni, questo strumento costa una grande fatica e non sempre si rivela efficace, ma resta insostituibile nell'armamentario di un capo dello Stato investito del ruolo di proposta, di stimolo e di concerto dei vari poteri nel rispetto delle loro rispettive competenze.Con questa convinzione, e in presenza di una evidente tensione politica, nei giorni scorsi, su tutte le questioni calde Napolitano ha agito per vie interne, tenendosi in contatto in particolare con i presidenti di Camera e Senato. Lo ha fatto rispetto al prolungato stallo sull'elezione di un giudice costituzionale, che il Parlamento fallisce da un anno e mezzo, e anche rispetto alla mancata elezione del presidente della commissione di Vigilanza Rai. Due casi su cui pesa la mancanza di intesa fra maggioranza e opposizione. Di fronte alle forti sollecitazioni di Antonio Di Pietro e di Marco Pannella, quest'ultimo impegnato in uno sciopero della sete di protesta, per sbloccare la situazione, il capo dello Stato aveva detto che "si tratta di obblighi cui il Parlamento non può ulteriormente sottrarsi, in quanto toccano la funzionalita' di importanti istituti di garanzia".

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